Diciamoci la verità: per quanto si parli di "emancipazione" noi donne siamo ancora ostinatamente discriminate.
Se abbiamo un buon lavoro non possiamo fidanzarci, sposarci o avere figli perché, non appena il capo ci vede col nostro fidanzatino, scatta l'allarme "pericolo maternità"! Siamo quindi costrette a rimanere sole, anzi, "single per scelta", senza figli e attaccate come delle cozze ad un lavoro che, spesso, nemmeno ci piace. Tra colleghi che fanno battute idiote (e noi, ovviamente, come da copione, ci ridiamo su perché c'è lo stupido luogo comune che la donna debba AUTOMATICAMENTE divertirsi quando l'uomo spara una cazzata), in mezzo a donne supertruccate, superpalestrate, superanoressiche, superplasticate, con le quali dobbiamo competere anche sul piano estetico!
E che dire? Quando una donna riesce a farsi un minimo di spazio tra miliardi di maschi che ragionano in modo alternato con una delle due teste (quella che hanno sul collo e quella che hanno nelle mutande non ragionando mai contemporaneamente!!), allora, o è una grandissima stronza o è una perfetta "zoccola" che si è fatta il capo, il vice capo, il segretario, l'assistente del segretario e le rispettive famiglie: peggio di Beautiful! Però è così: se una donna comincia a fare un minimo di carriera automaticamente viene classificata alla voce "Dammi-un-lavoro-e-te-la-do-ma-poi-la-do-ad-un-altro".
Una nuova categoria. Strano, scommetto che non la conosce nessuno, vero? Perché, ovviamente, siamo tutti bravi a dire che la meritocrazia esiste sia per l'uomo che per la donna.
La PARITÀ.
Come ci riempiamo la bocca con questa parola che cola di ipocrisia da ogni parte!
La parità più o meno è questa: l'uomo si sveglia, mette a soqquadro la sua parte del letto e lancia il pigiama dove gli pare, si lava spruzzando ovunque e pisciando fuori dalla tavoletta, si imbelletta, prende mille caffè e va al lavoro, ci sta giusto quelle 8 ore necessarie per far vedere che "lui è sul pezzo", torna a casa, ordina la cena, si smutanda, si addormenta di fronte alla tv e poi si trascina verso il letto dove riprende la nanna che aveva momentaneamente sospeso. Il giorno dopo ricomincia.
La donna che sta con quest'uomo e che, per sua fortuna, lavora si alza prima di tutti, prepara la colazione, sistema i pigiami e i letti di marito e figli, si lava, si veste, pulisce dove la famiglia ha sporcato con la colazione, corre al lavoro, si fa un mazzo tanto per dimostrare che anche lei sa fare qualcosa oltre alle fotocopie, nel pomeriggio finisce di lavorare e corre a prendere i bambini, li porta a danza, a musica, a karate e via dicendo, poi torna a casa, li aiuta nei compiti mentre pulisce le stanze, prepara la cena, serve la cena a marito e figli, apparecchiando e sparecchiando, fa la lavatrice, pulisce le stoviglie, sopporta di buon grado rutti e flatulenze che spuntano dal marito in stato vegetativo e semi-comatoso, lo scuote per dirgli che, forse, dovrebbe dormire nel letto come tutti gli esseri umani comuni e mentre lui bofonchia, lei va a consolare i figli che hanno fatto un incubo, racconta loro una storia per tranquillizzarli e, quando i bimbi si sono addormentati di nuovo, corre a farsi una doccia, prepara i vestiti per il giorno dopo e finalmente si butta nel letto! Ma, ovviamente, non riesce a dormire bene, perché il marito russa come un trombone stonato in un'orchestra di bollicine che gli escono dal naso.
Vabbeh, dopo questo splendido quadretto di famiglia, parliamo della donna che non lavora da qualche tempo, in genere perché ha messo su famiglia (e che famiglia,vedi sopra!) e ricomincia a proporsi sul mercato. Dopo i 35, se una donna è sposata e ha figli, improvvisamente, per la società, diventa una lebbrosa.
Adesso non ditemi che sto esagerando!!! Voglio vedervi tutti in faccia, sì, voi che dite: ma va' là, che esagerazione.
Vi racconto l'esagerazione. La nostra cara amica di 35 anni, armata di curriculum svecchiato con un buco temporale non così enorme ma sufficiente da far scattare l'allarme nel selezionatore, si reca presso la ditta dove ha sede il colloquio. Entra e la risoluta receptionist minorenne e anoressica l'accoglie con un sorriso stampato e le dice: "Attenda solo un attimo, avviso del suo arrivo". Adesso indovinate quanto tempo passa: MAI PUNTUALE!! Ma perché alle donne candidate si richiede la puntualità e poi i capi si fanno attendere per 10,20,30 Minuti? Mistero. Beh, il direttore arriva con i denti sbiancati dalla recente pulizia dal tale dentista, il più costoso della piazza, ma tant'è: lui è "il capo". Comincia il colloquio e lui parla: "Bene, buongiorno signora; signora o signorina? Ah, signora, quindi è sposata. Ha figli?"
Eccola lì, la domanda fatidica: è sposata, ha figli? Ma che razza di domanda è? A parte che nelle informazioni personali c'è scritto "coniugata", il che significa "scusami tesoro, ma non te la darò mai" (anche se, per alcune, quel "mai" potrebbe diventare un "forse").Ma poi, ditemi - oh, voi donne - che davvero nessuno vi ha mai chiesto da subito se avete figli e/o se li programmerete a breve. Adesso voglio le mani alzate, è inutile che facciate finta di nulla, tanto è così per tutte! Vabbeh, proseguiamo col colloquio-farsa. Il capo, o chi per lui, dà un'occhiata veloce al curriculum e domanda: "Ma dopo quest'ultimo lavoro, lei, cos'ha fatto?". Cosa vi verrebbe da dire? Dai, è così: ho fatto la mamma! Siccome queste parole non contano nulla, il tizio continua: "Quindi lei non ha più lavorato?" Ridagli!! Ti ho detto che mi sono sposata e che ho avuto un bambino, nessuno me lo teneva, mio marito ha continuato a lavorare perché i soldi non bastano mai, io ero ridotta come una larva. Ma la risposta - e sembra assurdo! - alla fine è questa: "No, in questo periodo non ho fatto molto, qualcosa qua e là, ma niente di fisso, niente di sicuro" Ecco, adesso il borioso signore ha un altro bell'asso nella manica: "vede, signora, capisco che lei si sia creata una famiglia e che ora lei voglia ricominciare a lavorare, ma, capirà, i lavori devono essere documentati. Non so, davvero, che tipo di mansione potrei affidarle". E la donna comincia a sentirsi in colpa per aver deciso di dare spazio alla sua vita privata, pensa che, forse, avrebbe potuto aspettare a sposarsi e ad avere figli, che avrebbe potuto continuare ancora un pochino a vivere da sola o con i suoi. Ma ormai la frittata è fatta. E di nuovo, un'altra prevedibile risposta: "Guardi, io so fare tutto, sono una persona che si impegna molto, come vede il mio curriculum dimostra che i lavori svolti hanno un discreto rilievo e io li ho svolti al meglio. Davvero non c'è nulla che io possa fare?"
Dunque. Innanzitutto qui arrivo al paradosso, è ovvio, perché pregare in ginocchio un emerito deficiente di darti un lavoro è da masochisti. Sappiamo tutti che, in genere, si incassa e si riprova da un'altra parte e poi ancora e ancora e sempre ancora. Ed è sempre la stessa storia. Quindi arriva un momento in cui davvero si è disposti a fare anche il lavoro più umile. Anche contare le formiche su un panino buttato a casaccio per terra, nel parco.
Ed è allora che il nostro caro amico se ne esce con la sua geniale trovata: "Beh, signora, vediamo se possiamo fare qualcosa. Visti le sue precedenti esperienze che comunque sono di tutto rispetto, potrei pensare di affidarle un compito facile, in modo tale che lei possa re-introdursi gradualmente. " E il flash finale: "Potrebbe, magari, iniziare facendo le fotocopie!"
Assurdo, vero? Decisamente assurdo. Ma sapete che cos'è più assurdo? Assurda è la risposta che noi donne siamo costrette a dire: "Va bene, quando posso cominciare?"
Quindi, ora ditemi: davvero la parità nel mondo del lavoro, tra uomini e donne, esiste o è solo una favola che ci viene raccontata tutti i giorni e a cui noi fingiamo di credere per sopravvivere?
Forse quello che ho scritto è spesso esasperato e a volte ridicolo, ma l'amara realtà è questa: nonostante la cretinata del "potere alle donne", nonostante l'assurda legge sull'aborto, maschilista e schifosamente contro la vita, nonostante il diritto al divorzio che ci fa assomigliare sempre di più a quegli uomini che tanto odiamo. Alla fine, noi donne, cosa siamo nella società e nel mondo del lavoro?
Non siamo niente se non diventiamo come chi ci impone di essere ciò che non siamo. Cioè: stronze, rifatte, dai facili costumi e prive di scrupoli.
Forse per alcune queste caratteristiche sono interessanti, fanno sentire "realizzate", forti, autonome, indipendenti. Ma io credo che queste siano solo le illusioni con cui ci si vuole convincere per credere di avere delle forti motivazioni. In realtà, noi donne ancora non siamo accettate per quello che siamo e che possiamo dare e spesso siamo costrette a cedere a dei compromessi che non fanno parte di noi.
Forse un tempo la figura della donna era inesistente. Ma ora siamo davvero sicure che sia valutata in modo adeguato? Donna, lavoro e famiglia possono davvero coesistere liberamente, con il supporto della società in cui viviamo?
Io credo di no.
Autore: paolelena
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